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La depressione spesso non si annuncia con frasi chiare o pensieri definiti.
Arriva prima attraverso il corpo: nel peso che rallenta i movimenti, nella fatica costante, nel senso di vuoto, nella difficoltà a sentire slancio e desiderio. È una stanchezza profonda, che non dipende solo da ciò che fai, ma dal sentirti da tempo impegnato-a a dimostrare di meritare uno spazio nel mondo.
In questo senso, la depressione non è semplicemente un abbassamento del tono dell’umore.
È un’esperienza che coinvolge l’identità, il valore personale, il modo in cui una persona sente di poter essere vista e accolta.
Quando emergono pensieri come “non mi sento apprezzata” o “non mi sento accettata”, non si tratta solo di una mancanza esterna. Spesso è presente un dialogo interno molto severo, come se una parte della persona avesse interiorizzato uno sguardo giudicante e lo riproponesse incessantemente.
Dal punto di vista gestaltico, potremmo dire che il confine di contatto – il luogo dell’incontro con l’altro – diventa uno spazio di ritiro. Non perché manchi il desiderio di relazione, ma perché l’incontro, così com’è stato appreso, è diventato troppo doloroso.
Nel disturbo bipolare, soprattutto durante le fasi depressive, questi vissuti sono frequenti e documentati dalla ricerca scientifica:
-riduzione dell’autostima
-ipersensibilità al rifiuto
-convinzione persistente di “non essere abbastanza”
Questi aspetti non sono tratti di personalità, ma espressioni dello stato dell’organismo in quel momento . La persona non è inadeguata, si sente inadeguata perché il sistema emotivo e relazionale è temporaneamente organizzato in quel modo.
Molte persone hanno imparato, nel corso della vita, che per essere accolte era necessario adattarsi, trattenersi, non disturbare. Strategie che, in passato, sono state strategie di sopravvivenza relazionale, oggi risultano inadeguate.
Con il tempo, ciò che un tempo proteggeva può iniziare a isolare. Nella depressione bipolare questo isolamento può trasformarsi in una spirale particolarmente dolorosa.
Il lavoro clinico con la depressione e con il disturbo bipolare mostra con chiarezza che alcuni fattori hanno un ruolo protettivo fondamentale:
-una relazione stabile, prevedibile e validante
-sentirsi visti per come si è ora, e non per come “si dovrebbe essere”
-un contesto in cui non è necessario performare per meritare attenzione.
La letteratura scientifica sottolinea come, nei disturbi dell’umore e in particolare nel disturbo bipolare, siano frequenti storie di attaccamento insicuro, caratterizzate da validazione emotiva intermittente e da una forte sensibilità al rifiuto.
Durante le fasi depressive queste memorie relazionali tornano ad attivarsi. Non parliamo solo di pensieri negativi, ma di vissuti emotivi che si ripresentano nel presente con la stessa forza di allora. In questo senso l’ambiente relazionale originario si è interiorizzato.
Il percorso psicologico non tratta di correggere o aggiustare la persona, ma di restare con ciò che emerge, in un contatto sufficientemente sicuro, finché non diventa di nuovo possibile respirare nello sguardo dell’altro-a.
