
Perché è importante lavorare sulle emozioni?
Lavorare sulle emozioni significa imparare a riconoscerle, accoglierle e trasformarle in risorse per il benessere personale e relazionale. La psicologia contemporanea deve molto a tre studiosi che, in epoche differenti, hanno contribuito a illuminare la natura delle emozioni e il loro ruolo nella nostra vita.
A partire dagli anni ’40, Fritz Perls, fondatore della Gestalt Therapy, è tra i primi a portare l’attenzione clinica sull’esperienza emotiva vissuta nel “qui e ora”. Perls considerava le emozioni come un’espressione autentica del proprio modo di stare nel mondo; come segnali vitali, forme di energia che emergono nel contatto con l’ambiente e che, se ascoltate e attraversate, diventano risorse di autoregolazione. In Gestalt, l’emozione non è qualcosa da correggere, ma da sentire pienamente per comprendere ciò di cui si ha bisogno e per orientare l’azione in modo più consapevole. Perls sottolineava spesso che evitare o bloccare un’emozione interrompe il processo naturale di autoregolazione, mentre viverla nel "qui e ora" permette di ritrovare integrazione, chiarezza e vitalità.
Negli anni ’60, Paul Ekman approfondisce la dimensione espressiva e biologica delle emozioni, dimostrando che alcune emozioni fondamentali — come gioia, rabbia, paura, tristezza, sorpresa e disgusto — sono universali e riconoscibili attraverso specifiche espressioni facciali presenti in tutte le culture. Le sue ricerche hanno messo in luce l’importanza di prestare attenzione ai segnali corporei e alle micro-espressioni, poiché proprio questi indizi precoci ci permettono di comprendere cosa stiamo vivendo.
Per Ekman la regolazione emotiva non è un atto di controllo, ma una pratica di consapevolezza precoce: imparare a riconoscere tempestivamente le prime attivazioni emotive consente di intervenire sulle proprie reazioni prima che diventino travolgenti o disfunzionali. Non si tratta di reprimere, ma di notare per poter scegliere. Riconoscere ciò che accade nel corpo permette così di agire in modo più intenzionale e meno reattivo.
A partire dagli anni ’90, Daniel Goleman ha reso popolare il concetto di intelligenza emotiva, mostrando come la capacità di identificare, comprendere e modulare le proprie emozioni influenzi la qualità delle relazioni, la gestione dello stress, la motivazione e il successo personale. Secondo Goleman, sviluppare competenze emotive significa imparare a leggere se stessi e gli altri, rispondere in modo più equilibrato alle difficoltà e comunicare in maniera più chiara e autentica. L’intelligenza emotiva diventa così una competenza trasversale, utile in ogni fase della vita.
Questi tre contributi ci dicono che:
- le emozioni sono una bussola che guida verso ciò che è significativo;
- riconoscerle e accoglierle migliora la qualità della relazione con sé e con gli altri;
- allenare la consapevolezza emotiva permette scelte più lucide, risposte meno impulsive e una presenza più stabile;
- lasciar fluire le emozioni, anziché bloccarle, favorisce un equilibrio psicologico più profondo.
In riassunto, durante un percorso psicologico le emozioni non vanno corrette o giudicate, vanno vissute con consapevolezza per costruire progressivamente un principio di autoregolazione emotiva capace di migliorare il benessere psicologico e la qualità della vita.
