
L’ansia nasce spesso da una forte paura che compare quando la persona si allontana dall’esperienza del momento presente, e inizia a preoccuparsi per ciò che potrebbe accadere in futuro. Quando una persona riesce a rimanere nel presente, di solito non prova ansia, perché lascia che l’energia e l’eccitazione fluiscano liberamente e si trasformino in azioni spontanee: i sensi sono attivi, l’attenzione è aperta e questo favorisce creatività e capacità di reagire alle situazioni.
Al contrario, quando si perde contatto con ciò che sta accadendo adesso, l’eccitazione non riesce più a trasformarsi in un comportamento naturale. Rimane bloccata. Questo blocco, insieme allo spostamento dell’attenzione verso scenari futuri temuti, crea il meccanismo che molto spesso dà origine alla “trappola” dell’ansia.
Ora immagina che, mentre passeggi, inizi a pensare:
- “E se domani non riuscirò a gestire quella riunione?”
- “E se succede qualcosa mentre non ci sono?”
In un attimo non sei più nella passeggiata, non sei più nel momento presente ma in un futuro immaginato.
Il corpo però si sta già attivando per qualcosa che non sta accadendo davvero:
- aumenta la tensione,
- il respiro si blocca,
- l’attenzione si restringe.
L’energia che dovrebbe sostenere ciò che stai vivendo adesso rimane bloccata, senza potersi esprimere: è qui che nasce l’ansia.
Dal punto di vista del corpo, il meccanismo dell’ansia è relativamente semplice: la persona cerca di respirare più aria, ma i polmoni fanno fatica ad espandersi perché i muscoli del torace sono molto tesi. Questa tensione involontaria crea una sensazione di costrizione che si manifesta come angoscia.
Per capire perché succede, è utile il concetto di “eccitazione bloccata”.
Quando viviamo qualcosa di intenso — paura, coinvolgimento— il corpo si attiva: il metabolismo aumenta e serve più ossigeno. Di solito, questo porta spontaneamente a respirare più velocemente e più profondamente.
Ma se, in quella situazione, la persona cerca di rimanere “imperturbabile”, di non mostrare emozioni o di non perdere il controllo cerca anche — senza accorgersene — di mantenere la stessa respirazione calma di prima.
È qui che nasce il conflitto: il corpo chiede più ossigeno perché è attivato, mentre la persona tenta di trattenere o bloccare questa attivazione.
Il risultato è una sensazione di tensione, mancanza d’aria e crescente ansia: l’energia emotiva vorrebbe esprimersi, ma l’autocontrollo la blocca.
