
Saper instaurare una comunicazione efficace con i propri figli — durante l’età scolare come nell’adolescenza — è fondamentale per costruire una relazione solida, capace di sostenere la crescita e il benessere dell’intera famiglia. Favorire uno scambio autentico, libero da sensi di colpa, aspettative rigide o richieste implicite, permette di ritrovare equilibrio nelle dinamiche quotidiane e di promuovere un clima emotivo più sereno.
Nel lavoro con i genitori si presta particolare attenzione a sviluppare:
• modalità comunicative più chiare e rispettose, capaci di valorizzare i bisogni di ciascuno, migliorare lo scambio e prevenire dinamiche basate su incomprensioni o aspettative implicite;
• strategie per gestire conflitti, incomprensioni e momenti di stress, favorendo una regolazione più efficace nelle situazioni emotivamente intense;
• competenze emotive utili ad accompagnare bambini e adolescenti nelle sfide quotidiane, sostenendoli nell’espressione, nella regolazione delle emozioni e nella ricerca della propria direzione;
• uno spazio di riflessione per i genitori, dedicato all’esplorazione di vissuti, aspettative e fatiche personali, per comprendere come influenzano lo stile relazionale e la capacità di prendersi cura sia dell’altro che di sé.
Ogni adolescente si confronta con il bisogno di sentirsi sé stesso e allo stesso tempo, riconosciuto e accolto. Questa fase, segnata da cambiamenti profondi nel corpo, nel pensiero e nei valori, porta a rinegoziare il rapporto con i genitori, che vengono coinvolti in un’esperienza emotivamente intensa e talvolta inattesa.
Il compito del genitore è restare presente senza invadere, disponibile senza ritirarsi.
Se l’infanzia è la fase della protezione e dell’orientamento, l’adolescenza è quella della fiducia e della capacità di “tenere”. Tenere — come suggeriva Winnicott — non vuol dire opporsi, ma rimanere saldi mentre il/la figlio-a affronta turbolenze interiori, mette alla prova i limiti e cerca la propria autonomia.
Separazioni
Spesso gli adulti si interrogano su come condividere con i figli-e la decisione di separarsi come coppia. L’attenzione tende a concentrarsi soprattutto sulla disgregazione dell’assetto familiare e sulle sue future riorganizzazioni, lasciando in secondo piano il vissuto emotivo dell’adulto che sta attraversando il processo separativo.
Tale vissuto, se non riconosciuto e integrato, può influenzare profondamente il modo in cui i figli percepiscono e attraversano la separazione.
Quando la separazione o il divorzio si configura come particolarmente conflittuale, può accadere che il risentimento dei partner porti (a volte consapevolmente, altre in maniera più implicita) a coinvolgere il figlio in dinamiche di alleanza o opposizione.
Il bambino tende allora a orientarsi verso il genitore percepito come più vulnerabile o bisognoso, assumendo un ruolo di sostegno o protezione che eccede le sue possibilità evolutive.
Questa dinamica è stata descritta come sindrome di alienazione genitoriale.
Talvolta il conflitto tra i partner non è esplicito, ma rimane sullo sfondo come un clima emotivo teso, capace comunque di raggiungere il mondo interno dei figli e di influenzare il modo in cui essi danno senso alla separazione.
Il genitore alienante può arrivare a compromettere la relazione tra il figlio e l’altro genitore, finché il bambino — intrappolato in un campo relazionale polarizzato — arriva a rifiutare la presenza del genitore escluso: non risponde alle telefonate, evita gli incontri, riferisce malesseri nei giorni previsti per le visite, e mantiene un atteggiamento rabbioso.
In queste configurazioni relazionali, genitori e figli diventano protagonisti di una dinamica trasformativa dolorosa: il bambino, anziché potersi affidare all’adulto, ne sostiene i vissuti, anticipa i suoi bisogni e offre contenimento. In questo movimento perde l’accesso alle proprie emozioni e interrompe il naturale processo di autoregolazione.
Gardner ha definito questa situazione una forma di violenza emotiva, potenzialmente correlata, in età adulta, allo sviluppo di difficoltà nell’esame di realtà, nella capacità empatica, nel rapporto con le figure autorevoli e a vulnerabilità psicopatologiche come tratti narcisistici o paranoidi.
Per questo è essenziale prendersi cura non solo degli aspetti pratici della separazione, ma anche del nuovo assetto emotivo che ne deriva: uno spazio in cui l’adulto possa riconoscere e gestire i propri vissuti senza farli ricadere sul figlio, offrendo così al proprio figlio un contesto in cui sentirsi libero di esprimersi senza il timore di ferire nessuno, e in cui poter ritrovare il proprio ruolo di figlio.
